Autonomia, fondi certi per le aree interne


Sulla legge quadro che avvia l'autonomia regionale ci sarà il vincolo dei fondi statali di investimento (come quelli del Mef e del Mit) alle aree in ritardo di investimenti pubblici e infrastrutture, in cui oggi c'è un livello di discrezionalità inutile da nascondere.

«Sono esattamente il principio e il provvedimento che servono a Belluno e all'intera area montana per recuperare strumenti di competitività». Lo afferma la segretaria del Partito Democratico provinciale, Monica Lotto, dopo aver ascoltato l’audizione del Ministro Francesco Boccia in Commissione per il federalismo fiscale alla Camera.

«Abbiamo bisogno di strumenti normativi che consentano la piena attuazione dell’autonomia bellunese prevista dallo statuto regionale», spiega la segretaria, «e mezzi economici certi e stabili nel tempo per garantire di recuperare i pesanti ritardi accumulati a causa di politiche regionali centraliste. La ‘quota garantita per tutte le aree in ritardo di sviluppo’ come l'ha definita il ministro Boccia, è indispensabile. Stiamo parlando di risorse statali, non regionali, e, come ha precisato il ministro, riguarda il Mezzogiorno ma anche aree del Nord. Negli ultimi 20 anni non è mai stata rispettata la quota per le aree con un gap di investimenti pubblici e infrastrutture».

Non ci potrà essere sviluppo sostenibile, né coesione sociale, conclude Lotto, «se non si lavorerà per una redistribuzione equa delle risorse che tenga conto delle differenze, prima ancora che dell’efficienza».

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