Le lotte interne della Lega veneta frenano il Pdl 23


“La pausa estiva non è servita alla maggioranza, anzi. L’attività del Consiglio è rimasta bloccata la scorsa settimana per i loro problemi interni: non sono ancora riusciti a definire dei criteri chiari sul numero delle Ulss”. Il gruppo regionale del Partito Democratico, alla vigilia della ripresa dei lavori in aula sulla riforma sanitaria che sta tenendo impegnata l’assemblea ormai da giugno, torna a sollecitare un cambio di rotta sulla discussione sull’articolo 12 del Progetto di Legge 23 (Azienda Zero).

Abbiamo trascorso l’ultima settimana invano, aspettando una proposta sui criteri per definire il numero delle Ulss che risponda a scelte trasparenti e oggettive, anziché a logiche politiche. Da parte dell’opposizione c’è disponibilità a discutere su più opzioni, da quella che calcola il numero sulla base degli abitanti a quella sulle cosiddette ‘aree tematiche’. E poi sul tavolo restano le Ulss provinciali: se la maggioranza punta su questa opzione lo dica apertamente, invece di accusare l’opposizione di non avere a cuore le esigenze dei territorio.”

“Non hanno ancora illustrato in aula un criterio chiaro e omogeneo sulle Ulss, si sono limitati a una proposta di accorpamento” – afferma Claudio Sinigaglia, consigliere del Partito Democratico e relatore di minoranza sul Pdl 23. “Emilia Romagna e Toscana, per esempio, le hanno ridotte ma solo dopo aver potenziato i servizi sul territorio. La maggioranza può decidere se rispondere in modo costruttivo, così come è stato per la prima parte del Pdl 23 (Azienda Zero) oppure se andare avanti su questa strada. Da parte nostra continueremo a fare l’opposizione, chiedendo segnali importanti per le case di riposo (Ipab), per le esenzioni del ticket e per le agevolazioni sulle cure odontoiatriche.

Sinigaglia chiama poi in causa il presidente della Regione: “È la sua legge, per questo è incomprensibile il distacco di Zaia dai lavori del Consiglio. È ormai evidente che preferisca, rispetto alla dialettica politica, il mero esercizio del potere.” E conclude: “Noi siamo disponibili a riprendere il dialogo e a cercare soluzioni condivise in ogni momento. Dall’altra parte però stiamo trovando un muro, per ragioni che non hanno niente a che vedere con i servizi sociosanitari da garantire ai cittadini veneti.

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