Senato approva ddl Sappada, la posizione del PD bellunese 1


Col voto in aula di quest’oggi, il Senato ha approvato il ddl sul distacco del comune di Sappada dalla Regione Veneto con 168 si, 1 no 8 astenuti, a distanza di 10 anni dal referendum. Il testo passerà alla Camera per il secondo passaggio parlamentare.

 “A mio avviso la questione trova le sue origini nella mancanza di serie politiche nazionali e regionali per la montagna – afferma la Segretaria provinciale PD Erika Dal Farra – Come ho già avuto occasione di dire in passato, i comuni montani bellunesi hanno le stesse problematiche dei comuni montani friulani, trentini, altoatesini e di tutto l’arco alpino. A loro differenza, hanno minori risorse e competenze per affrontarli. E’ questa l’ingiustizia di fondo da superare.

“Il Partito Democratico bellunese ha profondo rispetto per la volontà popolare espressa dai sappadini in occasione del referendum del 2008 – prosegue Dal Farra – ma al tempo stesso esprime preoccupazione per il futuro della provincia di Belluno, una provincia che dovrebbe rimanere compatta per affrontare le sue difficoltà e che invece rischia di disgregarsi con il devastante effetto domino che il distacco di Sappada si porterebbe dietro. Ricordiamoci che ci sono altri 16 Comuni in provincia che hanno richiesto tramite referendum popolare di poter passare al Friuli Venezia Giulia o al Trentino Alto Adige. Come potrà il Parlamento dir loro di no, dopo aver detto sì a Sappada?

Per l’on. Roger De Menech, la “simmetria temporale” tra il voto del Senato e l’imminente referendum per l’autonomia del Veneto “non può essere liquidata come pura coincidenza”. “Da quasi venti anni i Bellunesi chiedono alla Regione Veneto – inascoltati – di attuare politiche differenziate rispetto ai territori di pianura” prosegue De Menech. “Di fronte alla quasi totale mancanza di risposte alle crescenti domande di equità e giustizia poste dai Bellunesi, da 12 anni molti Comuni hanno chiesto di abbandonare la Regione. Ma cosa succede ora alle istanze degli altri comuni referendari? La richiesta di Sappada è arrivata in Parlamento perché è l’unica ad avere ottenuto il consenso della Regione di destinazione. Ma anche le istanze dei cittadini degli altri comuni bellunesi che hanno chiesto il passaggio ad altra regione devono trovare ascolto, perché sempre frutto di diseguaglianze con territori confinanti a statuto speciale.

Secondo il deputato “la provincia di Belluno merita di essere trattata in modo omogeneo. La politica, a tutti i suoi livelli, deve farsi carico della situazione, individuando strumenti finanziari utili a colmare le disparità che spingono a chiedere di cambiare regione. Solo un cambio di approccio a livello regionale può invertire le spinte centrifughe di tanti comuni che vogliono andarsene dal Veneto. Spinte che, altrimenti, sono destinate ad aumentare. e che potrebbero spingere l’intero Bellunese a chiedere il passaggio ad altra regione.”


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Un commento su “Senato approva ddl Sappada, la posizione del PD bellunese

  • Giuseppe Cancemi

    Mi spiace che il PD non abbia una voce univoca sulle tendenze “autonomistiche” che ricordano un separatismo già invocato e cavalcato da altre formazioni partitiche. Anche la Serracchiani, che stimo, arzigogola una simpatia per queste spinte centrifughe, quando giustifica coincidenze tra identità, lingua e cultura. Sono tutti elementi il cui significato che si vuole dare, può essere usato elasticamente a seconda di come un territorio lo si vuole vedere a livello: europeo, italiano o regionale. Non si rende conto che così facendo si sta aprendo una maglia che ci fa ricordare l’Italia degli staterelli, mentre si tenta di costruire una federazione europea soprattutto politica.
    Comunque, quattro conti semplici, per comprendere quale assurdità si sta commettendo con una apertura alla diaspora nei confronti dell’unità d’Italia, provo a ricordarli. Ci vuole realismo. Si ragiona con fatti e numeri: 28 i comuni di confine che vorrebbero emigrare in Friuli-Venezia Giulia e 35 quelli in Trentino e in Alto Adige. La provincia di Belluno attualmente è composta da 64 comuni compreso Belluno. Se sottraiamo 28+35=63 significa che Belluno resta capoluogo sì ma senza provincia. È questo il nuovo orientamento che si vuole per il territorio con “specificità” di “interamente montano”?
    Non sarà un cedimento alla facile demagogia del momento, dilagante?