Il lavoro dopo la pandemia: il ruolo centrale del fattore umano

Belluno, 13 dicembre 2020

La federazione provinciale del Partito Democratico ha avviato una riflessione sul ‘dopo pandemia’ perché, come sottolinea la segretaria Monica Lotto, «vediamo l’urgenza di ragionare su uno scenario che nel 2021 sarà completamente diverso rispetto al 2019».

Una prima discussione è stata organizzata giovedì scorso in un webinar con l’eurodeputata Alessandra Moretti, il deputato bellunese Roger De Menech, il presidente regionale dello Spi-Cgil del Veneto Renato Bressan, il presidente di Metàlogos (ente di formazione accreditato dalla regione) Michele Dal Farra e Anna Orsini, già dirigente regionale della Cisl.

«Il ritorno alla normalità man mano che il vaccino sarà distribuito», ha affermato Bressan, «ci proietta in un mondo radicalmente cambiato rispetto a prima che la pandemia scoppiasse. Alcune tendenze erano già in atto, la crisi sanitaria le ha accelerate».

Il primo impatto è che saranno tantissime le aziende, qui in Veneto, che avvieranno licenziamenti per potersi ristrutturare. Le persone avranno bisogno di riconfigurare le rispettive carriere o anche più semplicemente di modificare e arricchire le proprie competenze per cercare e trovare un nuovo lavoro.

I finanziamenti, ha confermato l’eurodeputata Moretti, «ci sono e hanno un costo molto contenuto, dei 209 miliardi destinati all’Italia 81,4 sono a fondo perduto, cioè non dovremo restituirli. Il che aumenta la nostra responsabilità».

Il Governo ha stabilito le sei principali linee di intervento «salute, transizione ecologica, digitalizzazione, infrastrutture per la mobilità, istruzione, equità sociale di genere e territoriale», hanno ricordato De Menech e Bressan.

Perché le risorse siano utili ed efficaci, cioè producano i risultati attesi, secondo Dal Farra è necessario prestare attenzione a due settori e un fattore: «pubblica amministrazione e scuola, a cui va aggiunto il fattore umano, cruciale a mio avviso. Perché non ci mancano gli strumenti tecnici, digitali o le infrastrutture. Quello che spesso manca di più è la mentalità di chi lavora nella pubblica amministrazione di produrre risultati positivi per i cittadini. È una debolezza che non può essere imputata ai dipendenti, servono percorsi specifici per la crescita di una mentalità in cui il vero perno è la responsabilità nei confronti delle persone».

Per noi che viviamo in montagna, ha concluso Lotto, «il sesto asse è fondamentale. Ribadisce l’importanza di ridurre il differenziale e le disuguaglianze tra aree marginali e quelle urbane. Anche in questo caso c’è una grande responsabilità in capo alle classi dirigenti, non solo al governo nazionale. Perché con tutte queste risorse sarà fondamentale come spendiamo e investiamo i soldi»

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