Sanità, rete diffusa per curare i malati e tutelare gli anziani

 
Belluno, 9 dicembre 2020
 
Per tutelare il diritto alla salute nel Bellunese in futuro bisognerà costruire un sistema sanitario di rete, capace di offrire servizi integrati al di fuori degli ospedali e in modo diffuso su tutto il territorio. Lo hanno ribadito i rappresentanti della Cgil e lo ha confermato la vice presidente della Commissione Sanità e Sociale in Consiglio regionale Veneto, Anna Maria Bigon che hanno partecipato al webinar organizzato dal PD Belluno per ragionare sulle ricadute dell’emergenza sanitaria, coordinato dalla Segretaria provinciale Monica Lotto.
 
Il Covid-19 ha bloccato lo smantellamento del sistema sanitario veneto pubblico a favore dei privati (modello Lombardia), anche se già in parte attuato con le liste d’attesa per le visite mediche che di fatto portano l’utenza a scegliere il privato o l’affidamento sempre a privati di presidi di base, come il pronto soccorso di Auronzo.
 
Però le decisioni per rendere pienamente godibile il diritto alla salute e alla cura per chi abita in montagna sono ancora tutte da prendere, hanno ricordato i partecipanti al webinar tra cui Renato Bressan, segretario regionale di Spi-Cgil Veneto e Gianluigi Dalla Giacoma, segretario di Funzione Pubblica della Cgil Belluno.
 
Mancano medici, infermieri e operatori sanitari. Figure da mettere urgentemente a disposizione delle case di riposo che si stanno svuotando di personale. Deve esserci una presa in carico di responsabilità della Regione perché tutte le figure sanitarie abbiano un equo indennizzo.
 
Il nodo del personale è particolarmente delicato perché alle sofferenze di tutto il sistema per la mancanza di specializzandi, si aggiunge il differenziale montagna. «Come altre zone disagiate e distanti dai grandi centri urbani, il Bellunese ha bisogno di investimenti e di incentivi per attrarre medici, infermieri e tecnici», ha affermato Lotto. 
 
Invece, ha riferito Bigon, «la Regione ha approvato una legge per aumentare il compenso del direttore generale della sanità, quando andava fatto un provvedimento per aumentare la retribuzione di tutto personale sanitario, anche come segno di riconoscenza dello sforzo fatto in quest’anno difficilissimo».
 
Per gli anziani, siamo in attesa da 20 anni di una legge di revisione e aggiornamento delle case di riposo. Un tema non più eludibile, nel 2030 con gli attuali trend demografici nel Bellunese ogni 100 giovani ci saranno 340 anziani. Le case di riposo sono nate con un ruolo sociale, ma oggi sono diventati di fatto reparti di Lungodegenza e quindi succursali degli ospedali senza però avere strumenti e risorse per farlo. «Ci vuole una presa in carico di responsabilità della Regione e in ogni caso cercheremo di ottenere risposte normative e risorse dalla Regione già con la prossima legge finanziaria», hanno assicurato Monica Lotto e Anna Maria Bigon. 
 
Nell’immediato aumentano le preoccupazioni per tutte le patologie estranee al Covid. Anche in provincia di Belluno si stanno creando liste d’attesa lunghissime, «non che prima fossero corte», ha detto Lotto, «e si stanno accumulando ritardi sulle campagne di screening e prevenzione delle altre malattie».
 

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