Un Manifesto per le Alpi

Ecco il testo del “Manifesto per le Alpi”, presentato sabato scorso a Belluno e voluto fortemente da Sergio Reolon assieme ad altri esponenti democratici di Veneto, Lombardia, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Trento e Bolzano.

Con questo documento si chiede al Governo e all’intero Partito Democratico di focalizzare l’attenzione sull’istituzione di una strategia macroregionale e quindi sul futuro stesso delle Alpi italiane.

Manifesto per le Alpi

Le Alpi non sono solo una delle più estese aree naturali d’Europa. Sono un unico territorio, condiviso da otto Stati nazionali, in cui vivono e lavorano 14 milioni di persone. Un’area composita che si confronta con dinamiche complesse ed eterogenee, anche all’interno degli stessi Stati nazionali. La crescente globalizzazione e l’emergere di forme di sviluppo economico fortemente incentrate su logiche di mercato si ripercuotono anche sull’uso del territorio e sulla distribuzione demografica, con l’abbandono delle terre alte e dei versanti più ripidi, l’invecchiamento della popolazione, la dismissione dei servizi e lo spopolamento delle località minori con, in alcuni casi, un processo di agglomerazione nelle valli. Questi processi mettono a rischio l’integrità del paesaggio e dell’ambiente alpino nonché la sicurezza dei territori con ripercussioni che si estendono a tutto il territorio nazionale.

La biodiversità, di cui le Alpi sono uno straordinario serbatoio, è messa in pericolo dalla frammentazione del paesaggio, dall’abbandono dell’agricoltura  tradizionale e dalla cementificazione crescente. Anche i cambiamenti climatici contribuiscono a trasformare profondamente la realtà delle Alpi, come dimostra chiaramente lo scioglimento dei ghiacciai, in rapida accelerazione.

Con questo documento vogliamo porre con forza la questione alpina a livello nazionale e dare un contributo alla realizzazione della  “risoluzione del Parlamento europeo su una strategia macroregionale per le Alpi”, che il 23 maggio 2013 è stata approvata premiando un lungo lavoro che ci ha visto impegnati a fianco dei nostri parlamentari europei. E’ di fondamentale importanza l’impegno dell’Italia e delle regioni a riempire di contenuti questa scelta europea a sostegno della montagna ponendola al centro dei loro programmi e dotandola delle risorse necessarie, mentre suonano come vuota propaganda i discorsi sulla macroregione del Nord. Dobbiamo anche promuovere una maggiore responsabilità delle regioni stesse, mediante un processo decisionale più chiaro e una maggiore visibilità.

Oggi il futuro abitato delle Alpi è fortemente a rischio. La vera sfida oggi è mantenere la montagna diffusamente abitata, garantendo adeguato riconoscimento e opportunità occupazionali a chi presidia questi territori dal degrado e dai pericoli naturali, mantenendo  il capitale paesaggistico-culturale su cui si fonda anche l’offerta turistica alpina.

L’obiettivo primario di tutta la politica deve essere quello di salvaguardare le Alpi come spazio di vita e di ampliare le prospettive per le popolazioni che vivono in quest’area attraverso il pieno riconoscimento della funzione sociale, economica ed ambientale dei territori alpini, in un rapporto non di contrapposizione ma di piena reciprocità e “scambio prestazionale” con i territori circostanti. Di questo processo deve essere protagonista in primo luogo la popolazione dell’area alpina tramite l’assunzione di una nuova prospettiva fondata su uno sviluppo sostenibile e mirato dell’intera area.

I cosiddetti punti deboli delle regioni alpine (montuosità, distanze, dispersione territoriale, fragilità del territorio e dell’ambiente), possono diventare un motore di sviluppo e un incentivo all’innovazione. Con l’adozione di misure specifiche è possibile fare delle Alpi un laboratorio teso a dimostrare a livello nazionale ed europeo quanto un sistema economico produttivo e competitivo possa garantire opportunità occupazionali, benessere e coesione sociale, efficienza energetica, qualità della vita e valori tradizionali.

Perché questo possa accadere è necessario un rovesciamento della prospettiva adottata finora: superare le pure logiche del mercato e l’idea di uno sfruttamento illimitato delle risorse. Le Alpi hanno bisogno di uno sviluppo che emerga dal territorio, dalle sue potenzialità, e non sia calato dall’esterno.

Si richiede pertanto a livello nazionale:

  • di considerare nella riforma costituzionale la specificità dei territori alpini, come individuati dalla Convenzione delle Alpi, prevedendo la presenza di Enti di autogoverno di area vasta ad elezione diretta, dotati di competenze ampie e di forte autonomia politica, amministrativa e finanziaria;
  • di procedere celermente ad una definizione di montanità rigorosa ed univoca.
  • di modificare la rappresentanza politica nel Parlamento nazionale e nei Consigli regionali rapportandola anche al parametro del territorio e non solo a quello della popolazione;
  • di garantire il ritorno sul territorio alpino di una quota del gettito fiscale generato sul territorio stesso in misura tale da compensare i maggiori costi per la gestione dei servizi e la cura del territorio nelle aree montane da impiegare secondo criteri solidali fra le comunità locali;
  • di prevedere parametri differenziati per l’erogazione e l’accesso ai servizi;
  • di assicurare agevolazioni fiscali per le piccole e medie imprese nonché adeguate  forme di de-fiscalizzazione e incentivazione  per  la residenzialità in alta montagna;
  • di adottare una semplificazione delle procedure del sistema fiscale per le micro e piccole attività economiche secondo quanto già considerato dalla Legge 97/94;
  • di garantire la connessione alla banda larga in tutti i territori;
  • di riconoscere e compensare adeguatamente nel quadro di accordi contrattuali vincolati a progetti e prestazioni  il contributo che l’agricoltura di montagna fornisce nell’interesse generale alla cura e conservazione del paesaggio nonché alla prevenzione dei rischi naturali, in questa ottica si richiede al governo nazionale ed alle regioni di privilegiare le misure che incentivano i prodotti di montagna nell’applicazione della nuova PAC;
  • di attuare misure concrete a favore del riordino e dell’accorpamento fondiario;
  • di istituire un fondo speciale per la difesa idrogeologica;
  • di incentivare un servizio civile in montagna che favorisca l’implementazione di attività in campo ambientale, agricolo e forestale;
  • di considerare un più adeguato ritorno delle risorse derivanti dalla produzione idroelettrica e delle reti energetiche ed infrastrutturali anche favorendo la partecipazione azionaria diffusa nelle società pubbliche che insistono nei territori montani.
  • Chiediamo al governo e alle regioni alpine italiane di concerto con l’UE di organizzare nell’ambito di expo una adeguata presenza delle questioni alpine

A livello comunitario si richiede inoltre:

  • di sostenere adeguatamente il processo verso l’istituzione di una strategia macroregionale per le Alpi in base alla risoluzione del Parlamento europeo del 23 maggio (2013/2549(RSP)) secondo i confini definiti dalla Convenzione delle Alpi prevedendo misure di sostegno mirate per questi territori;
  • di promuovere e sostenere l’Introduzione del principio di causalità nel trasporto merci sia per quelle di transito sia nel trasporto interno alle zone alpine, collegato a un sistema di pedaggio al fine di trovare i fondi da reinvestire nell’ammodernamento e potenziamento della rete ferroviaria e  nell’ adeguamento e messa in sicurezza delle vie di transito esistenti;
  • di dare piena attuazione al trattato di Lisbona che riconosce la montagna nelle politiche di coesione territoriale, sociale ed economica, svincolando il sostegno alle attività economiche, nei territori montani, dalla norma sugli aiuti di stato;
  • di salvaguardare la produzione di latte nelle zone di montagna all’atto del venir meno, nel 2015, del regime delle quote-latte.

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