Diario di viaggio della Provincia+ / Tappa #2: Belluno (14/4)

belluno1404La seconda tappa del nostro viaggio con la Provincia+ è a Belluno presso la Sala Muccin alla presenza di amministratori e cittadini interessati; sono intervenuti nel corso della serata Nicola Vieceli sindaco di San Gregorio nelle Alpi, Claudia Bettiol , Alberto Buzzatti assessore al bilancio di Sospirolo, Giuseppe Pat membro della segreteria provinciale del Pd, Mario Svaluto Moreolo – Segretario del Circolo di Cavarzano, Cristina de Donà – iscritta del Circolo di Mussoi. Si è intravisto anche Orlando dal Farra, consigliere comunale della giunta Massaro.

A tenere il dibattito Erika dal Farra, Segretario provinciale del Pd e l’on. Roger de Menech, che ha portato all’attenzione dei presenti i temi non soltanto della nuova Legge Delrio e del correlato Articolo 15 ma anche le imminenti riforme del Senato e del Titolo V della Costituzione, oggetto di discussione in Parlamento.

Come cambiano i nuovi enti territoriali ma soprattutto la provincia di Belluno? Qual è stata la genesi che ha portato al decreto Delrio?
E’ a queste domande (ma non solo) che il Pd ha cercato di rispondere nel corso del dibattito di ieri, dando risposte concrete e portando avanti quella che De Menech ha definito “operazione verità”.

“Con la nuova architettura istituzionale che va delineandosi”, spiega Dal Farra, “il nostro obiettivo è quello di fare chiarezza e definire il profilo di questo nuovo ente di area vasta, spiegando il percorso di riforme che ha portato a questo decreto”.
La Provincia di Belluno, a differenza di quello che molti pensano, è salva, ed è anche una provincia rafforzata e più autonoma: “Una Provincia + che la legge Delrio ha per la prima volta riconosciuto come tale, grazie alla sua specificità di area montana”, ha sottolineato De Menech. Non soltanto dunque maggiore autonomia e specificità ma un nuovo assetto degli enti di area vasta. Enti non più elettivi ma di secondo livello; spiega Dal Farra: “Ci sono molte perplessità in merito ed è necessario fare chiarezza: il nuovo ente non avrà più rappresentanza politica ma questo non vuol dire che non ci sia più una rappresentanza, anzi. Ci sarà una rappresentanza territoriale e il ruolo dei sindaci sarà cruciale. Con la nuova provincia dovrà cambiare la mentalità dei nostri amministratori che dovranno assumere una visione territoriale molto più ampia. E’ questa la difficile sfida che vogliamo vincere”.

Così De Menech: “continuiamo nell’esercizio che ci eravamo dati in campagna elettorale, fare il giro della provincia con questi quattro appuntamenti parlando ai cittadini e agli amministratori. Quella che stiamo facendo è un’operazione verità e a differenza di altri partiti la stiamo portando avanti con grande coerenza a Roma come a Venezia come a Belluno. L’obiettivo di ottenere il massimo dell’autonomia e’ un obiettivo ovvio e comune che ci impegnerà nel futuro ma bisogna sottolineare anche quello che oggi siamo riusciti ad ottenere.” Un dato su tutti: 103 province, 100 di un tipo e 3 diverse: Belluno è una di queste.
“Si tratta di un risultato storico che deve inorgoglire come successo a Verbania e a Sondrio dove questo risultato è stato ampiamente festeggiato; a Belluno invece stiamo ricevendo più critiche che applausi ma bisogna pensare alle sfide di domani e assumerci le nostre responsabilità”, commenta De Menech. La nuova provincia montana, così come sancito nell’articolo 1 della legge Delrio, sarà una provincia rafforzata e specifica, governata dai sindaci e da un presidente eletto dal consiglio provinciale dei comuni che sarà composto da 10 soggetti (e rimarrà in carica per due anni – quattro anni invece per il Presidente). Continua De Menech: “Una delle caratteristiche fondamentali del nuovo ente è quella introdotta dal comma 52 della legge che riconosce forme particolari di autonomia. Importante anche il comma 86 che riconosce la cura dello sviluppo strategico e dei rapporti/relazioni con gli enti autonomi e a statuto speciale; con Trento e Bolzano ci sarà anche Belluno senza l’intermediazione della regione”. De Menech punzecchia Forza Italia: “Per il centro destra questi articoli sono così banali che in parlamento qualcuno voleva addirittura sopprimerli. Nessuno del Pd ha presentato elementi soppressivi in merito; è qui che il partito ha dimostrato grande unità e coerenza”, afferma l’onorevole.
Belluno provincia + non è un arrivo bensì un punto di partenza. “Questo traguardo per noi è una tappa, non abbiamo risolto tutti i problemi ma noi ci siamo. L’operazione verità è anche questa, non gettiamo fumo negli occhi e siamo onesti quando diciamo che avremmo voluto una provincia elettiva ma purtroppo non ci sono state le condizioni parlamentari necessarie”, sottolinea De Menech. “Nel bene e nel male tutte queste sfide hanno un filo comune, la differenza in politica non la fa la formula giuridica ma la qualità degli amministratori e la loro capacità di gestire il proprio territorio. Dobbiamo essere competitivi alle sfide e ai cambiamenti che ci attendono”. Per quanto riguarda la riforma del Senato e del Titolo V la linea del Pd è chiara: “Non aboliamo il senato e non aboliamo le province ma trasformeremo il senato in un senato delle autonomie. Nell’ambito della riforma del Titolo V partiamo da un principio fondamentale: sciogliere qualsiasi interpretazione su chi fa cosa tra Regione e Stato mentre verrà potenziata la capacità di autogoverno anche tenendo conto dei parametri di virtuosità dei territori. La sfida che ci poniamo qui è quella inserire un comma che agganci il DDL Delrio all’interno della riforma costituzionale”. De Menech sottolinea anche l’importanza dell’articolo 15 dello statuto regionale, un’altra conquista targata Pd, un articolo che tuttavia deve ancora essere attuato in Parlamento: “Se non viene approvato entro l’estate ci sarà chi si dovrà prendere le proprie responsabilità. Come partito siamo rimasti soli ma coerenti e lungimiranti nelle nostre scelte; abbiamo avuto il coraggio di portare qui Delrio nello scetticismo generale. Oggi possiamo dire di aver portato a casa un risultato storico anche se non risolutivo. Non promettiamo la luna ma con questo risultato abbiamo dato un forte messaggio di coerenza e solidità”, conclude De Menech.

Nel corso del dibattito ci sono stati diversi interventi che hanno toccato i temi dell’autonomia e della nuova provincia ma anche della spinosa questione Bim-Gsp e del ruolo fondamentale che i sindaci assumeranno all’interno della nuova area vasta di montagna. Il primo ad intervenire è Mario Svaluto Moreolo, Segretario del circolo di Cavarzano: “Roger ha detto che questo e’ un momento storico con un metodo nuovo alla Renzi che ha messo un po’ tutti in contropiede ma speriamo che raggiunga il suo obiettivo: un cambiamento radicale e soprattutto veloce. La nostra provincia ha avuto altre occasioni nel tempo che abbiamo definito storiche ma nessuna è stata colta. Il Delrio è un documento completo e ben definito ma questa comunità e società civile reggeranno a questa sfida? Dobbiamo verificare fino in fondo lo strumento che è il Pd, uno strumento per smuovere le coscienze dei bellunesi da usare in modo corretto altrimenti il rischio è che questi progetti non abbiano nessun effetto per questa provincia. L’obiettivo è quello di tornare alla politica attraverso lo strumento del partito. La fusione dei comuni e la parcellizzazione territoriale sono necessarie, siamo in ritardo ma è ancora possibile. Se non ragioniamo anche in questi termini e tenendo conto dei rapporti con le città metropolitane non andiamo da nessuna parte.” Claudia Bettiol invece chiede chiarezza: “La trasformazione in ente di secondo grado fa pensare a una nuova area montana con queste specificità ma i cittadini non hanno ancora ben chiaro di cosa si tratti.” Sul Senato: “Forza Italia dice che non voterà se non ci sarà l’elezione diretta, qual è la bozza su cui state lavorando e quale pensi possa essere l’atteggiamento di Forza Italia?” Poi una frecciatina al Comune: “Sono d’accordo sul rilanciare il turismo del territorio ma non va rilanciato a pezzi; è un compito che dovrebbe spettare alla Provincia che oggi purtroppo e’ commissariata”. Giuseppe Pat, membro della segreteria provinciale del Pd parla invece di ‘fase costituente’: “il problema dopo questo avvio di riforme e’ uno: non c’è un giudizio comune sullo stato dell’arte, i numeri ci sono ma non c’è una consapevolezza diffusa della classe politica e dirigente e i giudizi sono diametralmente opposti. Viviamo una ‘fase costituente’ per la nostra provincia, abbiamo gli strumenti per ricostruire la nostra identità e il nostro assetto istituzionale sociale e territoriale; tutto questo attraverso l’articolo 15, il DDL Delrio e la riforma costituzionale. Se ci consegnano queste riforme fatte bene allora avremo la materia prima per costituire un nuovo patto fondativo per la nostra identità. L’obiettivo è quello di avvicinarci il più possibile a forme di autonomie vicine a quelle di Trento e Bolzano. Non dobbiamo chiuderci nelle nostre piccole realtà ma dobbiamo parlare all’Europa e all’area metropolitana, se così facciamo allora una speranza c’è.”
Il problema del commissariamento della provincia di Belluno è un altro tema sollevato durante la discussione, così come la gestione Bim-Gsp. Nicola Vieceli, primo cittadino di San Gregorio nelle Alpi, non usa giri di parole parlando di fusioni e Gsp: “Se l’obiettivo è  il miglioramento dei servizi per i piccoli comuni – specialmente quelli montani – allora siamo d’accordo ma sulla possibilità di fusione ci sono molti problemi. Per quanto riguarda il caso Bim-Gsp la responsabilità è chiarissima, sotto gli occhi di tutti e va ricercata nei suoi amministratori. Un nome su tutti quello del senatore Giovanni Piccoli.” De Menech fa chiarezza sul tema Gsp e la gestione delle risorse da parte dei sindaci della nuova provincia: “Cerchiamo di evitare quello successo con l’acqua (la duplicazione delle responsabilità), non so se ci riusciremo ma tenteremo di sciogliere l’annoso dubbio: di chi è l’acqua? L’acqua sarà dei sindaci; saranno loro a prendersi questa responsabilità, sarà una sfida difficile ma non dobbiamo correre il rischio di fare lo stesso errore oggi con altre risorse. Nel progetto di sviluppo della nostra provincia sono importanti i comuni di confine ma deve esserci una progettualità comune che possa rappresentare tutta la provincia. Se abbiamo una visione di sviluppo complessivo dobbiamo allora uscire dalla logica dei confini e dal campanilismo; per questo ci vogliono sindaci che abbiano una visione complessiva di tutti i 69 (domani 67) comuni. Nell’ottica di questo sviluppo complessivo gli amministratori avranno un ruolo da protagonisti.” Continua De Menech: “Se non la diamo ai comuni a chi la diamo la gestione dell’acqua e dei rifiuti? Se parliamo di acqua come bene pubblico dobbiamo togliere le sovrapposizioni di ruoli e competenze per semplificare, poi saranno i risultati a parlare.”

Interviene anche Cristina de Donà, iscritta al circolo di Mussoi: “Serpeggia questa sfiducia nella capacità amministrativa dei nostri sindaci. E’ necessaria una mentalità più aperta, non dobbiamo porre un veto a priori alla capacità di un sindaco rispetto alla sua provenienza geografica; non e’ detto che il sindaco di un piccolo comune non possa amministrare bene, dipende anche dalla capacità dei cittadini di scegliere con cognizione le persone che andranno a rappresentarli”.

Sulle fusioni De Menech spiega: “La capacità del territorio di rispondere alle sollecitazioni del cambiamento si evince anche da questo: le proposte di fusioni con i comuni Quero-Vas e Longarone-Castellavazzo sono le uniche che sono state approvate mentre in tutti gli altri comuni veneti la proposta di fusione è stata rifiutata”. Sul Senato e la riforma del Titolo V: “Stiamo lavorando perché ci sia un comma dedicato alle aree montane all’interno delle cosiddette norme transitorie costituzionali per rafforzare la capacità di autogoverno della provincia. Per quanto riguarda la riforma del Senato la situazione politica è molto ingarbugliata,  Renzi però ci ha detto che tutto si può modificare tendendo fermi tre paletti: un Senato non elettivo, di secondo grado e togliere le materie concorrenti nel Titolo V per risparmiare i soldi della politica e semplificare.
Rispondendo a Claudia Bettiol se Forza Italia non ci sta si torna a votare ma io credo che queste riforme passeranno.”

 

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