9 Dicembre 2025
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Ex troticoltura di Fisterre a Belluno, il PD bellunese: «No alla vendita. Pezzo di storia da recuperare, è risorsa abitativa e turistica»

Abbandonata da cinquant’anni, ma con un futuro tutto da scrivere con un’opera di riqualificazione all’altezza della sua storia: per il Partito Democratico Belluno Dolomiti, l’ex Regia stazione di troticoltura a Fisterre, sulle rive dell’Ardo a Belluno, grazie alla sua posizione e ai suoi spazi può vivere una seconda vita.

La storia
Nata ad inizio Novecento, può contare su un sistema di vasche un tempo utilizzate per l’allevamento del pesce oltre che su tre differenti edifici; l’area occupa circa 3700 metri quadrati. Abbandonata nel 1975, è stata oggetto di tentativi di vendita da parte della Regione Veneto, attuale proprietaria, tutti andati a vuoto. «Fisterre è uno dei borghi più piccoli del Comune di Belluno, e purtroppo è anche uno dei più trascurati» spiega il Segretario del Circolo PD Oltrardo Christian De Pellegrin. «Un tempo era uno dei fiori all’occhiello della città, a pochi passi dal centro e cerniera con Cavarzano, e poteva contare su realtà artigianali e bellezze come l’ex troticoltura. Negli anni, tutti i progetti per il recupero e la valorizzazione di questa struttura non hanno però mai trovato concretizzazione».

Visalli: «Vendita? No, valorizzazione»
Conosce bene la storia dell’ex troticoltura Irma Visalli, architetta, ex assessore provinciale e candidata alle elezioni regionali del 23 e 24 novembre nelle fila del Partito Democratico: «Il complesso è di proprietà della Regione Veneto che da tempo lo ha inserito tra i beni alienabili. Noi riteniamo invece che vada valorizzata per la sua posizione, affacciata sull’Ardo e avvio del percorso degli opifici sul fiume Piave, un pezzo di storia del Bellunese e del Veneto».

Del Bianco: «Risorsa abitativa, ambientale e turistica»
A sottolineare la strategicità del luogo e le sue potenzialità è anche il candidato Alessandro Del Bianco: «Si trova in un contesto unico, incastonato tra quartieri popolosi: su questa struttura si può e si deve investire per la sua riqualificazione, anche in collaborazione con il capoluogo. Parliamo di una realtà che può essere una risorsa sia ad uso abitativo, ma anche – vista la sua storicità – culturale, turistico e ambientale: sacrificarla e svenderla sarebbe un errore».

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