Giornata contro la violenza sulle donne, Saviane (Donne Dem): «È tempo di cambiare la narrativa»

«Ogni 25 novembre vengono elencati una serie di dati sulla violenza contro le donne, tuttavia, non accade mai niente di straordinario. Allora sono convinta che qualcosa debba cambiare, nel metodo e nella narrazione del tema, perché è evidente che quello che abbiamo fatto sino ad ora non ha portato ad estirpare questo fenomeno» afferma Lucia Saviane, responsabile provinciale della Conferenza delle Donne Democratiche.

«Qualcosa ci sta sfuggendo, come società, se nonostante le leggi non riusciamo a porre fine alle violenze e ai femminicidi. Il racconto giornaliero delle vittime che sentiamo dai notiziari ha trasformato la violenza da qualcosa di straordinario (nel senso latino del termine) a qualcosa di ordinario. È per questo che, secondo me, per invertire la rotta dobbiamo a livello politico ritornare a scaldare i cuori delle persone. Dobbiamo trovare il modo di smuovere l’orgoglio femminile e maschile e creare ribellione. Perché solo quando la società inizierà a ripudiare questo sistema, esso crollerà».

«Credo che sia necessario porre fine anche alla narrazione negativa e passare invece a quella positiva» prosegue Saviane, «ricordandoci quanto le donne siano riuscite a conquistare e quanti tetti di cristallo abbiano fatto crollare grazie al loro coraggio. Con le loro importanti biografie hanno lasciato il segno e fatto la differenza nella storia».

«Infatti, la crisi del patriarcato è in corso, tuttavia, è iniziata tanto tempo fa e sembra non giungere mai a conclusione. Rimangono dei residui che dobbiamo eliminare, come il sessismo pervasivo e radicale che è la radice della violenza contro le donne. L’Illuminismo, che ha fatto crollare tutte le verità assolute, ne ha dimenticata una. Come ci ricordano Mary Wollstonecraft e Virginia Woolf, già a fine ‘700, l’inferiorità e l’uguaglianza tra uomo e donna, non sono date dalla natura bensì sono state costruite dalla cultura. Dunque, c’è uno stretto nesso tra educazione e libertà che non dobbiamo mai scordare: la prima ci consente di avere consapevolezza della nostra condizione e di vederla non più come immutabile e data dalla natura, bensì come il frutto di un processo storico arcaico cui dobbiamo porre fine. Donne e uomini insieme».

«Noi donne siamo il 51,3% della popolazione italiana e non possiamo più accettare tutto questo. Ce lo stanno insegnando le donne iraniane che la vita vale meno della libertà. Questo è un messaggio potente che deve essere interiorizzato e illuminare le giovani generazioni nella lotta contro il patriarcato».

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