Salario minimo, l’Europa dice sì: l’Italia non resti indietro
Il salario minimo è “un passo decisivo per la costruzione dell’Europa sociale” per il Vicesegretario PD Peppe Provenzano che commenta l’accordo raggiunto in sede europea sulla direttiva UE per il salario minimo.
“Il salario minimo per noi ha un valore identitario: se i salari sono fermi da decenni, se dilaga il precariato, la sinistra del passato ha le sue colpe. Dobbiamo andare fino in fondo per recuperare credibilità e dimostrare che la destra, e in particolare la Lega che raccoglieva il voto operaio, al dunque si schiera sempre dall’altra parte”, inizia così Peppe Provenzano, vicesegretario del Pd, la sua intervista a La Stampa. Poi aggiunge: “Questa direttiva è un passo fondamentale nella direzione dell’Europa sociale, premessa necessaria al rilancio di quella politica. E la Repubblica fondata sul lavoro non può restare indietro”.
“Il salario minimo non va introdotto perché ce lo chiede l’Europa, ma per i tre milioni e mezzo di lavoratori poveri. Bisogna intervenire presto, perché a settembre le bollette potrebbero salire ancora e dobbiamo arrivarci preparati, anticipando i contenuti della direttiva” spiega Provenzano.

L’urgenza è la questione salariale
“Sveliamo l’imbroglio della destra: non c’è alcuna contrapposizione tra il rafforzamento della contrattazione e l’introduzione di un salario minimo. La nostra proposta, quella su cui lavora il ministro Andrea Orlando, tiene insieme i due aspetti. Noi non permetteremo che a pagare i costi di questa crisi e dell’inflazione siano i redditi medio-bassi. L’urgenza è la questione salariale”.
Provenzano continua: “Draghi è pienamente consapevole della difficile situazione sociale aggravata dalle conseguenze della guerra e dovrà tener conto di questa maggioranza: i no ideologici della destra possono essere superati rilanciando il dialogo sociale. Il governo ha il dovere, a partire dai problemi concreti, di riallacciare il filo del confronto con le organizzazioni sociali” e aggiunge: “Meloni, e purtroppo non solo lei, ha lanciato una crociata non contro la povertà, ma contro i poveri. Questa proposta è la solita guerra tra ultimi e penultimi”.
