Turismo. D’Emilia: «Servono investimenti mirati. Obiettivo: aumentare le presenze per un turismo consapevole e di qualità»
Investimenti mirati su promozione e servizi; una gestione dei flussi che miri a limitare l’overtourism, magari introducendo una “permanenza minima di destinazione”; contrastare il “mordi e fuggi”, anche per una montagna più sicura: è un’analisi approfondita su situazione e prospettive del turismo provinciale quella effettuata da Yuki d’Emilia, candidata alle prossime elezioni regionali tra le fila del Partito Democratico e già assessora al turismo del Comune di Belluno.
Ragionamenti e proposte di d’Emilia nascono dopo la pubblicazione dei dati sugli arrivi nei mesi di maggio, giugno e luglio da parte dell’Osservatorio turistico regionale; numeri che vedono «molte realtà crescere ancora rispetto al 2024, ma anche alcuni comuni fermi al palo, se non addirittura con il segno “meno”», evidenzia d’Emilia.
INVESTIMENTI MIRATI SU PROMOZIONE E SERVIZI
Una delle chiavi del successo è quella legata agli investimenti: dove si è fatta promozione, infatti, gli sforzi si sono tradotti in risultati positivi. «Oltre al traino olimpico, c’è da sottolineare come la promozione e l’organizzazione di eventi siano fonte di richiamo per i visitatori, e gli esempi sono chiari» spiega d’Emilia. «Da un lato abbiamo comuni come Pieve di Cadore dove gli sforzi sono stati ripagati con un incremento di quasi il 25%; dall’altro, abbiamo anche grandi centri come Belluno e Feltre dove (e non lo dico io, ma Lionello Gorza, presidente del Consorzio Dolomiti Prealpi, che in questi territori vive e lavora) a fronte di promozione e investimenti risicati, se non nulli, abbiamo una situazione congelata (+0,6% a Belluno) o addirittura in calo (-5,7% a Feltre)».
Alla promozione vanno anche affiancate attività di gestione dei flussi: un caso ben riuscito è quello di Auronzo di Cadore, dove la prenotazione dell’accesso alle Tre Cime di Lavaredo ha permesso di gestire le situazioni di sovraffollamento che hanno caratterizzato gli anni passati. «Certo a queste iniziative vanno poi affiancati servizi di supporto come parcheggi e navette che possano migliorare ulteriormente la gestione dei flussi», sottolinea d’Emilia.
INCREMENTARE LE PRESENZE
L’altra analisi si concentra sulla “qualità” dei dati: se infatti quelli relativi agli arrivi sono per lo più positivi, c’è molto ancora da fare sul fronte delle presenze (le notti trascorse), vero indicatore della salute del turismo. «Da tempo si sta andando verso un radicale cambiamento della vacanza, che è passata dal singolo soggiorno lungo e stanziale al weekend fuori casa più volte all’anno» spiega d’Emilia. «Certo è che il turismo mordi e fuggi porta pochissimo valore, e spesso il “turista da social” affronta la montagna senza esperienza, impiegando magari anche i volontari del Soccorso Alpino in missioni decisamente evitabili».
La proposta per il futuro, per d’Emilia, potrebbe essere quella di istituire una permanenza minima nella destinazione turistica: «Molte regioni del mondo, come fatto dall’Australia per alcune aree sensibili della Tasmania, hanno già intrapreso questa strada; a livello di singola struttura ricettiva questo avviene già in alcune realtà anche del nostro territorio, ma penso che dovrebbe essere una formula da applicare all’intera destinazione Dolomiti Bellunesi».
DESTAGIONALIZZARE L’INTERO ANNO
Ultima osservazione riguarda la destagionalizzazione: alla luce del cambio del turismo, molte località hanno investito in iniziative che allungano la tradizionale stagione turistica. «Si è lavorato molto sulla stagione autunnale tra manifestazioni e chiusure posticipate» sottolinea in chiusura d’Emilia. «Ora c’è da impegnarsi per proporre soluzioni simili anche per la primavera, così da rendere attrattive, accoglienti, vive e vitali turisticamente le Dolomiti Bellunesi per tutto l’anno».

