24 Gennaio 2026
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Olimpiadi, scuole e trasporti. Ma ce lo ricordiamo il dossier di candidatura?

La posizione del Partito Democratico Belluno Dolomiti in merito alle Olimpiadi 2026 è, ormai da anni, la stessa: ben venga l’evento olimpico, se con le finalità e modalità descritte nel dossier di candidatura. Apprendiamo però in questi dalla stampa la richiesta di Dolomitibus di chiudere gli istituti superiori di tutta la provincia per un problema di organizzazione del trasporto pubblico.

«Siamo letteralmente sconvolti» dichiara Simonetta Beppiani, responsabile Sport e Olimpiadi del PD Belluno Dolomiti. «Facciamo presente che il tema del trasporto locale era ben presente nel dossier olimpico, e riteniamo doveroso citare il documento di candidatura. Non solo si diceva che era necessario promuovere uno “sviluppo sostenibile apportando numerosi e duraturi benefici alla comunità tra cui – si legge – permettere a tutti i nati dopo il 2010 di muoversi solo con mezzi di trasporto sostenibili” ma nello specifico, per le aree montane, si aggiungeva: “Queste politiche saranno utili non solo per l’organizzazione dei Giochi, ma anche per il miglioramento dei servizi fondamentali per le comunità montane locali, come i trasporti pubblici, la gestione del patrimonio culturale e naturale, la sanità, le scuole, l’assistenza sociale e l’informazione turistica“».

«Com’è possibile» continua Beppiani «che in tutto questo tempo l’unica soluzione avvallata, a quanto pare, anche in Regione, sia quella di togliere un servizio ai cittadini di tutta la provincia in favore di atleti e turisti? Qual è il messaggio che passa agli abitanti della montagna se si propone di sopprimere un servizio essenziale che garantisce peraltro un diritto fondamentale che è quello allo studio, per far fronte alla logistica di un mega-evento che, in fin dei conti, non porta nessun valore alla provincia di Belluno? Certamente non si può evincere che i bisogni della gente di montagna siano in qualche modo rilevanti e sicuramente il dossier olimpico risulta ormai definitivamente un documento fine a sé stesso: nessun recupero dell’esistente, nessuna sostenibilità delle azioni, nessun implemento dei servizi per le comunità delle aree montane. Erano davvero queste le Olimpiadi di cui avevamo bisogno?»

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