18 Gennaio 2026
MobilitàNews

Ferrovia Ponte nelle Alpi-Calalzo di Cadore, probabili lavori fino al 2030: «Subito un’interrogazione parlamentare sul futuro della tratta»

Dovevano durare altri due anni, ma verosimilmente proseguiranno fino al 2030: l’incubo dei lavori sulla tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi – Calalzo di Cadore durerà almeno altri cinque anni. E non si fermerà lì. A metterlo nero su bianco, in un documento ufficiale, è la stessa RFI.

La questione è emersa nel corso del dibattito promosso sabato mattina dal Partito Democratico Belluno Dolomiti all’Hotel Europa di Belluno, in occasione della presentazione nel capoluogo dei candidati alle elezioni regionali del 23 e 24 novembre. Presente all’incontro anche il deputato PD Andrea Casu, vicepresidente della IX Commissione Trasporti alla Camera dei Deputati; a lui, il candidato Alessandro Del Bianco ha affidato il compito di presentare un’interrogazione in Parlamento sulla vicenda, coinvolgendo anche la Commissione Trasporti.

«Per anni, ci è stato detto che questi lavori – iniziati nel 2022 e proseguiti per sei mesi all’anno – erano finalizzati alle Olimpiadi. Poi è emerso che in realtà si sarebbe andati avanti anche nel 2026 e nel 2027, ma l’ultimo documento ufficiale racconta un’altra, molto più preoccupante, verità. È urgente fare chiarezza, anche mobilitando il Parlamento» ha spiegato Del Bianco.

Secondo quanto comunicato da RFI, i cantieri proseguiranno con la chiusura della tratta per sei mesi all’anno fino al 2030. E non è finita: anche dopo, la linea sarà comunque chiusa per tre mesi all’anno per la manutenzione ordinaria.

«Parliamo complessivamente di una tratta di appena 40 chilometri. Non è concepibile, in nessun Paese del sistema industrializzato occidentale, impiegare 10 anni per completare dei lavori di manutenzione. Francamente ci sembra una situazione molto strana. Per questo depositeremo un’interrogazione parlamentare e chiederemo che tutti gli enti locali bellunesi interessati prendano una posizione chiara per chiedere che vengano date certezze. Ci rivolgiamo direttamente anche al Senatore Luca De Carlo e alla vicepresidente della Provincia Silvia Calligaro, chiedendo loro un’operazione di verità: cosa sta succedendo davvero sulla linea? Perché dei normali lavori di manutenzione durano così tanto nel tempo? Nel mondo vediamo opere grandiose realizzarsi in meno di un anno mentre su questa linea sembra tutto difficile. Perché i lavori non sono effettuati in un unico blocco?».

A confermare le preoccupazioni anche Sindi Manushi, consigliera provinciale di Futura – Centrosinistra Bellunese, che in estate – a seguito della notizia allarmante sulla chiusura della tratta – ha avviato una interlocuzione con RFI: «È difficile pensare a un futuro della tratta a queste condizioni. Tenere chiusa la ferrovia 6 mesi su 12 significa di fatto renderla inaffidabile per gli utenti. Il treno smette, in buona sostanza, di essere un servizio per pendolari, studenti e – in generale – per i residenti del Cadore. La trascuratezza sul tema trasporti e viabilità in Provincia è sotto gli occhi di tutti: dall’interscambio gomma-rotaia, al trasporto olimpico, fino alla gestione del trasporto pubblico locale. E ora anche la chiusura a singhiozzo della ferrovia. Il silenzio da parte della Provincia è, in particolare, di chi possiede le deleghe a viabilità e trasporti è assordante. Credo sia necessario avviare un tavolo di confronto serio con tutti i soggetti; siamo certi che, se si ha la volontà politica, si potranno trovare soluzioni alternative per rendere la tratta più fruibile e attrattiva».

Le risposte di RFI sono il risultato di un confronto chiesto da tempo dal Partito Democratico locale, preoccupato per il destino di quella che era stata definita la “linea olimpica”.

«Che futuro può avere una linea che, per i prossimi cinque anni, sarà inutilizzabile fuori dai periodi turistici e che anche dopo funzionerà a singhiozzo?» ha concluso Del Bianco. «È urgente sapere se si vuole valorizzare o smantellare questa infrastruttura. Non possiamo accettare che la montagna venga accompagnata verso l’abbandono, con l’eutanasia dei servizi essenziali».

L’incontro di sabato ha toccato anche altri nodi cruciali per il futuro della provincia, dai servizi alla residenzialità, dal turismo alla sanità, grazie agli interventi dei candidati alle regionali Susy Candiago, Luca Balbinot, Yuki d’Emilia, Irma Visalli e Alessandro Del Bianco. Il deputato Andrea Casu ha assicurato che porterà a Roma le istanze bellunesi, rilanciando un messaggio chiaro: «Vogliamo una montagna da abitare 365 giorni all’anno, che dia lavoro e servizi, che sostenga lo sviluppo e non continui a pagare lo scotto di politiche disattente. Basta cittadini di Serie A e Serie B: è tempo di un deciso cambio di rotta».

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