Giornata contro la violenza sulle donne, Donne Dem: rivoluzione quando saremo tutti femministi

Belluno, 24 novembre 2021

La vera rivoluzione culturale avverrà nel momento in cui diventeremo tutte femministe, uomini e donne insieme. “Femminismo” è una parola che nel nostro Paese ha assunto una connotazione negativa, ed è per questo che va rivalutata. Essere femminista vuol dire auspicare di vivere in una società in cui uomini e donne abbiamo gli stessi diritti e gli stessi doveri, e agire affinché questa idea si realizzi. È nell’interesse di tutti vivere in una comunità più aperta, più inclusiva e con minori discriminazioni.

L’Italia è al 63° posto su 156 Paesi per divario di genere, tra gli ultimi posti in Europa, secondo il Global Gender Gap Report 2021 del World Economic Forum. Siamo migliorati rispetto all’anno scorso, ma non è abbastanza. Ce lo dicono i drammatici dati sui femminicidi. Dall’inizio dell’anno ad oggi, 103 è il numero delle donne uccise. 87 sono state assassinate in ambito familiare-affettivo, 60 di loro per mano del partner o ex partner con un aumento del 2 per cento rispetto al 2020. Ogni giorno 89 donne subiscono in Italia una forma di violenza.

A 10 anni dalla Convenzione di Istanbul (11 maggio 2011), trattato internazionale che per la prima volta ha riconosciuto la violenza contro le donne come un crimine contro l’umanità, dobbiamo dire, con rammarico, che in Italia è in gran parte ancora da attuare. Rappresenta un documento rivoluzionario perché ha dato centralità alla vittima e perché ha creato un quadro giuridico vincolante attraverso una struttura basata sulle cosiddette 4P: prevenzione, protezione e supporto delle vittime, punizione dei colpevoli, politiche integrate.

Nel nostro territorio il fenomeno è emerso negli ultimi anni grazie al prezioso lavoro dell’associazione Belluno Donna che ha aperto una serie di sportelli a Ponte nelle Alpi, Sedico, Belluno e Feltre. L’associazione inoltre accoglie le donne vittime di violenza e collabora con le istituzioni e con le forze dell’ordine per aiutare a prevenire il fenomeno da un lato e riconoscere i segnali dall’altro. Dal 2004 a oggi sono oltre 1.200 le donne vittime di violenza seguite dall’associazione, alcune delle quali accolte nelle due case rifugio gestite dall’associazione. Quasi tutte donne provenienti dalla provincia di Belluno e il tema della capillarità è cruciale. Perché là dove si aprono gli sportelli arrivano le richieste di aiuto, come successo nel Feltrino dove il numero di donne che si è rivolto al centro antiviolenza è aumentato esponenzialmente dal 2016 quando appunto ha aperto il punto di ascolto. Cosa che potrebbe accadere nell’Agordino, in Zoldo, in Cadore e in Comelico, zone ad oggi prive di sportelli e da cui gli spostamenti restano difficili in particolare per situazioni in cui la violenza è combinata con il controllo e con precarie condizioni economiche.

Gli studi ci dicono però che i centri antiviolenza e le case rifugio ricevono fondi in maniera discontinua, con procedure farraginose e tempi che non consentono la necessaria programmazione.

Dobbiamo accelerare anche sul fronte della prevenzione. La violenza contro le donne si combatte perseguendo la parità di genere, coltivando l’autonomia e l’autodeterminazione. Dunque, la svolta può e deve avvenire su due piani: lavorativo, in questo caso confidiamo nelle misure del Recovery Fund per l’occupazione femminile; culturale, è urgente un nuovo e comune sentire. L’educazione deve iniziare nelle scuole, dalle primarie, dove si insegna ai bambini alle bambine il rispetto reciproco, facendo capire che i pregiudizi creano discriminazioni; fino al sistema universitario, dove si devono formare professionisti/e (in qualsiasi settore) preparati a riconoscere e prevenire la violenza. L’obiettivo rimane lo sviluppo di una cultura paritaria e rispettosa delle differenze.

Lucia Saviane – Responsabile provinciale Donne Democratiche Belluno
Monica Lotto – Segretaria provinciale del Partito Democratico bellunese

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