Preoccupazioni sul futuro dell’idroelettrico. De Menech e Borghi: «Rischiamo di perdere il controllo su asset strategico»

«Le audizioni in corso al Senato sul Disegno di legge Concorrenza, che hanno visto sfilare tutti i principali player industriali e produttivi del settore idroelettrico, non hanno fatto altro che confermare tutte le preoccupazioni che avevamo sollevato sin qui» dichiarano in una nota congiunta i deputati PD Enrico Borghi, membro della segreteria nazionale, e Roger De Menech, vicepresidente commissione difesa.

«L’incrocio tra la misura inserita nel Decreto Semplificazioni del 2018, che ha regionalizzato le competenze delle gare, e la misura inserita nel Ddl Concorrenza (che impone le gare a spron battuto) porta ad un rischio altissimo per l’Italia, che già il Copasir ha ampiamente sottolineato: la perdita del controllo su un asset energetico fondamentale e decisivo per il conseguimento degli obiettivi della decarbonizzazione come il settore idroelettrico, con il rischio che la frammentazione delle gare produca da un lato la perdita del know-how industriale nazionale e dall’altro l’accaparramento delle concessioni da parte di soggetti esteri, circostanza che aggraverebbe ancor di più la nostra dipendenza dall’estero, già evidenziatasi in questi giorni in maniera molto pesante».

«La via italiana alle rinnovabili non si può tradurre nella dispersione, o peggio ancora, nella perdita degli asset produttivi e ambientali. Peraltro, mentre in Italia ci si attarda ancora su queste concezioni datate i cui presupposti ideologici sono fermi agli anni ’90, altre nazioni a noi confinanti proprio in questi giorni stanno ‘blindando’ le loro concessioni idroelettriche, avendone perfettamente compreso la portata strategica».

«E’ il caso della Svizzera, dove nel Cantone dei Grigioni è stata approvata la strategia energetica 2022-2050 scegliendo di non rinnovare le concessioni in scadenza e di aumentare la partecipazione pubblica, per meglio tutelare un bene fondamentale sia in termini ambientali che energetici, con un ampio consenso politico», proseguono Borghi e De Menech. «È il caso della Francia, dove il Senato ha appena approvato una norma (che sembra ricalcare la proposta avanzata a più riprese dal Pd e sin qui fermata dall’ostracismo di alcuni alleati di governo e dalla concezione liberista e pigramente burocratica di settori dell’esecutivo e delle burocrazie ministeriali) che consente al concessionario di derivazioni idroelettriche di presentare allo Stato un programma generale di investimenti attraverso piani pluriennali o tramite un programma di interventi straordinari per la prosecuzione della concessione».

«Insomma, sul versante idroelettrico i Paesi attorno a noi stanno proteggendo i loro asset, e in Italia si va allegramente e senza approfondimenti verso una dinamica pericolosa, confondendo le concessioni idroelettriche con quelle balneari e non comprendendo che la valenza di questo settore non è solo economico, ma è strategico sia sotto il profilo ambientale che sotto quello della sicurezza. Occorre rapidamente riprendere in mano la proposta PD, unica peraltro anche ad assicurare ritorni economici ai territori montani che producono il bene-acqua essenziale per questa attività, e guardare cosa accade attorno a noi per evitare di diventare ancora di più dipendenti dall’estero».

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