Sanità, De Moliner (PD): “Preoccupati per il futuro del San Martino”

Belluno, 26 settembre 2020

Terminata la campagna elettorale, ricca come sempre di promesse da parte delle forze che governano la nostra Regione, i temi discussi (sanità, autonomia, scuola, lavoro, viabilità e mobilità, territorio e turismo) devono essere affrontati in modo concreto e determinato in quanto, il miglioramento di questi settori strategici concorre a garantire pari opportunità in termini di servizi e vivibilità ai cittadini di Belluno e dell’intera Provincia, come a chi abita in pianura. Ora, pertanto dopo tanti proclami elettorali, pretendiamo che siano affrontati in modo serio e fattivo. Non accettiamo, come è avvenuto nei cinque anni precedenti, che a elezioni terminate e dopo aver incassato i voti, queste vengano riposte nel dimenticatoio o affrontate in termini minimali.

A destare la maggiore preoccupazione tra tutti questi temi, è la situazione in cui versa l’ospedale San Martino di Belluno, struttura di riferimento per l’intera Provincia, divenuto all’indomani della pandemia “ospedale COVID”: l’unico caso in tutta la Regione (se non a livello nazionale) dove parte dei servizi sono stati trasferiti in altre sedi, indebolendo ulteriormente quel ruolo centrale previsto nelle schede ospedaliere. A questa situazione si aggiunge l’atavica carenza di personale medico e infermieristico, ai quali vanno i nostri ringraziamenti per il lavoro che svolgono tutti i giorni e in pandemia tra mille difficoltà per assicurarci un servizio sanitario adeguato alla luce delle condizioni in cui devono operare. Oggi siamo di fronte all’ennesima fuga dal San Martino di medici, altre a quanto pare si preannunciano. Inoltre, è evidente il mancato sviluppo di discipline importanti che determinerebbero un maggior livello qualitativo della struttura e dell’intera offerta sanitaria: di fatto questa situazione di “smantellamento” non favorisce l’arrivo di nuovi medici. Tutti questi elementi, che denunciamo con fermezza, sono fonte di grande preoccupazione.

Riteniamo necessario e impellente un radicale cambiamento della sanità bellunese attraverso l’attuazione di una vera sanità policentrica elevando offerta e qualità rispetto all’attuale, assicurando a tutti i cittadini bellunesi un servizio adeguato e di primo soccorso pubblico sul territorio, potenziando nel contempo il servizio sanitario territoriale, favorendo (e non limitando come oggi accade) la creazione di nuove strutture di medicina integrate di base.

Tutto questo è possibile, basta deciderlo.
E’ ora di smetterla di nascondersi dietro le difficoltà finanziarie che riguardano solo il nostro territorio (ma non gli altri): con l’eventuale richiesta del MES (al quale la Lega è contraria) potrebbero essere messi a disposizione della Regione ulteriori 2 miliardi di euro che, se ben investiti, ridisegnerebbero sia la sanità veneta che bellunese, dando così risposte concrete e di qualità elevando nel contempo il servizio ospedaliero e territoriale e riducendo così la necessità di recarsi in pianura.

Il San Martino deve assumere nuovamente il ruolo centrale nel sistema policentrico, mantenendo il rapporto sinergico con l’ospedale di Feltre e quelli esterni. Riteniamo inoltre, che in un contesto in cui Zaia e la Lega avanzano la richiesta di autonomia dei territori, la logica conseguenza debba essere che la nomina dei dirigenti debba essere trasferita alla conferenza dei Sindaci, ossia ai territori, e non fatta dal Presidente della Regione come avviene oggi.

Restando sul tema dell’autonomia: assistiamo ad una posizione assurda da parte della Lega e Zaia, che chiedono l’autonomia del Veneto a Roma in virtù del referendum del 22 ottobre 2017, dimenticandosi che in quello stesso giorno abbiamo votato anche noi bellunesi per l’autonomia della nostra Provincia dalla Regione, senza averla ancora vista riconosciuta. Infatti, lo Statuto della Regione Veneto all’articolo 15 riconosce una particolare forma di Autonomia per la nostra Provincia. Per attuarla successivamente è stata approvata la Legge regionale n° 25/2014, mai applicata in 6 anni, durante i quali abbiamo chiesto e chiediamo nuovamente che venga finanziata e resa operativa.

Zaia accusa il Governo che il mancato riconoscimento dell’autonomia è determinato dalla volontà di non voler perdere potere: crediamo che la stessa accusa vada rivolta anche nei suoi confronti in merito all’autonomia della Provincia di Belluno. Si vuole giustamente il decentramento a livello nazionale, ma nel contempo non lo si vuole mantenere a livello locale (anzi si rafforza l’accentramento dei poteri).
E’ ora di smetterla di prendere in giro i Bellunesi: se si crede veramente nell’Autonomia la si realizza in casa propria, prima di chiederla altrove.   Continueremo a chiedere l’attuazione della legge 25/2014 con determinatezza fin tanto che questa non ci sarà riconosciuta.

Roberto De Moliner
Segretario dell’Unione Comunale PD Belluno

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