Sovracanoni elettrici, De Menech: «Corrette le storture della Lega: la gestione resta alle Regioni»

Roma, 29 novembre 2020

«Con l’emendamento che abbiamo presentato alla Legge di Bilancio in materia di grandi derivazioni idroelettriche correggiamo una norma pasticciata, varata dalla Lega un anno e mezzo fa, che ha prodotto solo litigi, contenziosi di fronte alla Corte Costituzionale e non allineata all’ordinamento europeo. Di fatto il settore si era bloccato».

Il coordinatore dei parlamentari veneti del Partito Democratico, Roger De Menech, sintetizza le novità del provvedimento: «Ristabiliamo il principio generale che il settore dell’energia, strategico per il funzionamento della seconda manifattura d’Europa quale è l’Italia non può essere regolato in 21 modi diversi a seconda di come si sveglia la mattina un presidente di Regione o seguendo le alchimie locali di 21 consigli regionali. Ancora oggi scontiamo inadempienze normative regionali che stanno bloccando il sistema energetico nazionale e i percorsi di decarbonizzazione. Occorre una cornice unitaria per garantire uniformità a livello nazionale».

Stabilito questo principio, viene confermata l’assegnazione ai territori dei sovracanoni, cioè le risorse economiche. L’articolo 5 dell’emendamento recita: ”Fatta salva la necessità delle regioni di disporre delle risorse adeguate allo svolgimento delle funzioni ad esse assegnate in materia, è stabilita con legge regionale l’assegnazione alle province e alle città metropolitane territorialmente interessate dalle grandi derivazioni idroelettriche di quota parte del canone introitato nell’anno precedente […]”.

Di rilievo, poi, la garanzia di un ruolo primario per le autonomie locali, «direttamente interessate sia in una logica di compensazioni economiche straordinarie derivanti dalle nuove gare, sia in una logica di investimenti che gli operatori economici avranno obbligo di realizzare sui territori interessati dalle opere di presa».

«Saranno sempre le Regioni a fare le gare per il rinnovo delle concessioni e a gestire la materia insieme con lo Stato», ricorda De Menech.

«Con l’incremento del canone a 30 euro/kW è introdotto l’obbligo per le Regioni di considerare il reimpiego sui territori montani dove l’energia è prodotta, proprio per assicurarne un pieno coinvolgimento realizzando in modo corretto e compiuto il percorso di sussidiarietà e autonomia. Certo, per le tre province interamente montane prevediamo di devolvere quote più alte rispetto al resto dei territori e delle città metropolitane, ma lo abbiamo fatto proprio per tutelare le zone dove viene prodotta l’energia elettrica che, come noto, sono deboli dal punto di vista demografico e politico, avendo una rappresentanza molto bassa nei rispettivi consigli regionali e spesso soggetti alla volubilità della politica regionale».

«Se devo trovare un difetto al provvedimento», conclude il deputato, «è che non possiamo delegare direttamente le Province montane, come avrei voluto io, anche perché in questo modo avremmo potuto porre fine alla lunga diatriba sulla mancata applicazione della Legge regionale 25/2014 e dell’articolo 15 dello Statuto regionale tra la Provincia di Belluno e la Regione del Veneto. Ma la materia è concorrente fra Stato e Regioni e quindi l’ultima parola ce l’hanno le regioni».

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