Elettori Pd preoccupati in tanti ai gazebo del partito

Dal Corriere delle Alpi del 7 marzo 2021

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Le dimissioni di Zingaretti hanno spiazzato la base che teme per il futuro
Lotto: «Solidarietà al segretario. Il gruppo dirigente faccia autocritica»

Irene Aliprandi – BELLUNO

«Ma adesso cosa succede? Il Partito Democratico c’è ancora». A tre giorni dalle dimissioni di Nicola Zingaretti da segretario nazionale, ieri il partito provinciale ha toccato con mano la preoccupazione di iscritti e simpatizzanti. L’occasione è arrivata dalla raccolta di firme per la proposta di legge popolare contro la propaganda fascista e nazista.

Elettori preoccupati

«Solo nella sede di Ponte nelle Alpi, in una mattinata, sono arrivate circa cinquanta persone», spiega la Segretaria provinciale, Monica Lotto, che segnala il gran fermento di questi giorni. «L’assemblea respingerà le dimissioni di Zingaretti. Credo che lui non tornerà indietro, ma è arrivato il momento in cui tutta la classe dirigente, non solo la maggioranza, faccia una riflessione su quanto succede nel partito. Io non avevo votato per Zingaretti e non mi interessa la questione aperta tra maggioranza e minoranza del partito, ma credo che una riflessione vada fatta con uno sforzo collettivo del gruppo dirigente».

Ogni partito ha le sue controversie e quanto denunciato da Zingaretti è un vizio assai diffuso, ma l’elettorato del Pd non perdona e la tendenza alla diatriba interna è incontenibile. «A sinistra», dice ancora Monica Lotto, «tanti sono pronti a criticare, ma pochi si rimboccano le maniche. Esprimo la mia piena solidarietà a Zingaretti. Con gli altri segretari veneti abbiamo fatto una nota per respingere le sue dimissioni, ma sono convinta che di fondo ci siano problemi che ci portiamo dietro da un bel po’ di tempo».

Anime diverse

Lotto sottolinea anche: «Il fatto che nel partito convivano anime diverse dovrebbe essere un pregio, invece si rivela il nostro punto debole, ma mi rifiuto di pensare che si possa tornare da dove siamo venuti. Il Pd è la somma di due storie importanti che guardano al futuro e così lo vedono in tanti, ma non tutti». Uno dei problemi irrisolti è quello della comunicazione: «Non sappiamo spiegare le nostre idee. Nel governo Conte 2: avevamo ministri nei posti chiave, ma la gente non sapeva nulla delle nostre proposte». Ora diventa centrale dare serenità alle persone: «Sentiamo tanta gente disorientata dalla scelta di Zingaretti, le sue parole sono pietre, ha detto cose toste, ma c’è una richiesta di chiarezza e di non mollare il progetto originario del Pd».

Per Monica Lotto è sempre più urgente recuperare il contatto con le persone, elemento condiviso anche dal deputato Pd Roger De Menech: «Dovremmo parlare meno di noi stessi e più delle questioni importanti per le famiglie e per il Paese. La decisione di Zingaretti ha colto tutti di sorpresa ed è sintomo di un malessere profondo. Esprimo solidarietà al segretario, ma ora dobbiamo essere capaci di ripartire e abbiamo il dovere di tutelare un patrimonio più grande di noi».

Congresso impossibile

Dal punto di vista pratico, ora il Pd ha tre opzioni: nominare un segretario attraverso il voto di due terzi dell’assemblea, nominare un reggente o andare a congresso. Quest’ultima ipotesi, in questo momento, sembra la meno probabile: «Abbiamo appena rinviato le elezioni amministrative di primavera», ricorda De Menech, «non è possibile celebrare un congresso adesso in piena pandemia, sarebbe un controsenso. Politicamente, inoltre, il congresso sarebbe inopportuno anche perché abbiamo appena dato il nostro appoggio al governo Draghi e c’è bisogno di stabilità e continuità nella gestione». 

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