Sanità a Belluno, Bettiol: “Più attenzione per il San Martino”
La sanità post-Covid sta attraversando anche a Belluno uno dei momenti più difficili degli ultimi decenni, tra la demotivazione e mancanza di risorse professionali mediche e delle professioni sanitarie paramediche e le lunghe liste di attesa per le visite specialistiche, la diagnostica e gli interventi chirurgici. Per Claudia Bettiol si tratta del «momento più critico del Servizio Sanitario Nazionale, che rischia una “tempesta perfetta”».
«Il nostro è uno dei pochi sistemi universalistici rimasti in Europa. La provincia di Belluno ha una popolazione anziana numerosa e uno dei più alti tassi di invecchiamento della popolazione. Di conseguenza, ci sono molti pazienti cronici distribuiti su un territorio morfologicamente difficile, che perciò rischiano di pagare un prezzo molto elevato. Il tutto aggravato da una insufficiente attenzione, ormai purtroppo decennale, verso l’Ospedale di Belluno, che ha gravi problemi causati dalla carenza di personale medico e infermieristico» spiega la candidata alle elezioni amministrative di Belluno nella lista del Partito Democratico.
L’emergenza Covid-19 ha aggravato una situazione già precaria
«Su questa situazione si è poi innestata l’individuazione di Belluno come ospedale di riferimento Covid per l’ULSS 1, circostanza che certamente non ha aiutato a risolvere i problemi sopra indicati ma semmai li ha acuiti. Con il risultato che il personale è stremato da ritmi di lavoro insostenibili e fughe inevitabili verso il privato o la pensione appena possibile. Le liste di attesa per la diagnostica e gli interventi chirurgici si allungano nonostante lo straordinario impegno del personale. Anche sul fronte della medicina generale o di famiglia non va meglio: le nuove leve o provvedimenti straordinari non riescono ad arginare le carenze dovute ai numerosi pensionamenti» prosegue Bettiol. «Tutto ciò mette a serio rischio la concreta attuazione dei servizi territoriali finanziati dal PNR, Case di comunità, Ospedali di comunità, Centrali operative, telemedicina e quant’altro atteso da tempo per potenziare il territorio».
Più risorse per i bisogni della sanità bellunese
«È perciò necessario compiere uno sforzo straordinario per porre Belluno, il suo ospedale e il suo territorio al centro dell’attenzione. Certo autonomia regionale e autonomia provinciale, finanziamenti speciali per la montagna, potrebbero rendere più interessante e attrattiva Belluno» propone Claudia Bettiol, già vicepresidente della Provincia di Belluno nella squadra di Sergio Reolon. «Nella vicina Provincia di Bolzano i professionisti tutti della sanità vengono remunerati molto, molto meglio. Quindi si può fare! Senza misure straordinarie si prefigura una grave crisi per il Pronto Soccorso, il SUEM 118, le priorità per le patologie oncologiche, la cardiologia, la prevenzione, con la conseguenza che sarà messo in discussione il diritto alla salute costituzionalmente garantito».
La crisi economica conseguente alla pandemia e ad eventi internazionali è destinata ad avere un impatto pesante sui ceti sociali più deboli: pensionati, anziani, giovani senza lavoro, famiglie e fragili in difficoltà. Per queste ragioni «è indispensabile ricorrere a tutte le risorse regionali e nazionali, al mondo del volontariato, per supportare bisogni sociali e sanitari, ed avviare un confronto serio con l’ULSS1 per l’integrazione socio-sanitaria. Se non facciamo tutto ciò senza perdere ulteriore tempo, rischiamo davvero che l’Ospedale di Belluno diventi una succursale di Treviso, come già è avvenuto per molti enti (ad esempio per la Camera di Commercio e le direzioni Enel e Telecom). Non lo vogliamo e ci batteremo perché non accada».

