Emergenza montagna: meno allevatori, sempre più lupi. E la Regione guarda

Belluno, 12 febbraio 2021

Diminuiscono gli allevatori, aumentano i lupi. La Giunta Regionale resta comodamente seduta a osservare lo spopolamento delle attività primarie in provincia di Belluno. Anche i consiglieri regionali di maggioranza eletti nel Bellunese risultano non pervenuti.

A raccogliere i malumori e le proteste degli addetti ai lavori sono i consiglieri regionali del Partito Democratico. Ieri Francesca Zottis e Jonatan Montanariello hanno presentato un’interrogazione urgente agli assessori regionali all’Agricoltura, alla Caccia e all’Ambiente per sapere “quali azioni la Giunta regionale intenda urgentemente avviare per fermare la fuga degli allevatori dal territorio bellunese”.

Le criticità in Alpago e Valbelluna

«La situazione si aggrava di anno in anno» sottolinea la Segretaria del Circolo PD Alpago, Lucia Saviane. «La nostra è una delle zone maggiormente colpite dalla presenza del lupo. Ogni settimana ci sono notizie di predazioni. La frustrazione degli allevatori come è immaginabile aumenta, soprattutto perché non vedono attuate le contromisure necessarie al contenimento».

L’aumento dei lupi nelle zone pedemontane ha portato alla desertificazione degli allevamenti. Come riportato dalla stampa, interi pascoli nelle frazioni alte di Belluno e della Sinistra Piave sono stati abbandonati. «Servono azioni urgenti. In alcune aree i pastori sono addirittura scomparsi, scoraggiati dalla perdita del bestiame dovuta agli attacchi del lupo», ricordano Zottis e Montanariello. «Ad esempio tra Piandelmonte, Tassei e Le Ronce. Il territorio non può attendere l’approvazione del nuovo Piano faunistico venatorio regionale, ammesso che prima o poi arrivi».

La gestione della fauna selvatica torni alla Provincia

Il problema dei predatori si somma a quello della fauna selvatica. Negli ultimi 30 anni la popolazione di ungulati è quasi raddoppiata: nel 2019 (secondo stime che escludono il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi) erano circa 40 mila: 10.400 tra cervi e ca

prioli, 2.400 mufloni e 7.250 camosci, più la crescente popolazione di cinghiali. Il problema, secondo gli esperti, non riguarda solo l’agricoltura: l’eccessiva espansione di una specie danneggia l’ecosistema e ne mette in pericolo molte altre.

«La gestione della fauna deve ritornare in toto tra le materie gestite in esclusiva dalla Provincia di Belluno», afferma la Segretaria del PD provinciale, Monica Lotto. «La Regione non ha le competenze, le conoscenze, né il personale per svolgere bene questi compiti. I risultati stanno lì a dimostrarlo. La Provincia di Belluno, al contrario, ha accumulato decenni di esperienza sul campo, dove accanto ai tecnici e agli amministratori, hanno lavorato veterinari, centri studi e università italiane».

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