Sanità, a Belluno neanche un euro dalla Regione

La Regione investirà 52 milioni di euro per rinnovare le strutture sanitarie del Veneto. Nemmeno un euro sarà destinato alla sanità bellunese.
Il piano, esposto nei giorni scorsi in Commissione V, ha suscitato le proteste del Partito Democratico. Silenzio assoluto, invece dai rappresentanti della Lega eletti in provincia di Belluno.

«Siamo a chiedere ancora una volta l’intervento di tutti i consiglieri regionali per rimediare a una palese ingiustizia. Vorremmo sapere a quali interessi rispondono gli eletti bellunesi», afferma la Segretaria provinciale del PD, Monica Lotto. «Dopo lo schiaffo delle mancate assegnazioni di anestesisti nei nostri ospedali, questo è un altro provvedimento che penalizza i professionisti della sanità e i pazienti».

L’intervento dei Consiglieri regionali PD Bigon e Zanoni

Il PD bellunese ha chiesto ai colleghi del gruppo consiliare di attivarsi anche con azioni ispettive attraverso la Vicepresidente del Consiglio Regionale Francesca Zottis, la Vicepresidente della Commissione V Anna Maria Bigon e il Consigliere Andrea Zanoni.

«È inaccettabile che i territori più fragili vengano ancora una volta dimenticati», affermano Bigon e Zanoni. «Dovrebbero essere i primi su cui investire. Adesso ci saranno smentite e rimpalli di responsabilità. L’unico dato certo è che dei 52 milioni stanziati dalla Regione per innovare le strutture sanitarie venete neanche un euro arriverà alla provincia di Belluno, la sola esclusa dal riparto. Davvero non c’erano progetti su cui chiedere finanziamenti?».

Ripristinare il controllo territoriale della sanità

«Consideriamo necessario il ripristino del potere di indirizzo e proposta operativa vincolante sull’organizzazione ospedaliera da parte della Conferenza dei Sindaci», propone Roberto De Moliner, Segretario dell’Unione Comunale PD di Belluno. «Oggi l’ambito di competenza della Conferenza riguarda solo gli indirizzi di programmazione dei servizi socio-sanitari territoriali compresi nelle aree di salute previste dal piano di zona. È necessario ripristinare il controllo territoriale con il concorso di gradimento e verifica della qualità della Direzione dell’ULSS. Oggi è di competenza della Regione, tanto è vero che sulla nomina del Direttore dei Servizi Sociali la Conferenza dei Sindaci esprime solo un parere consultivo e non vincolante, che spesso è stato disatteso anche in questa provincia».

Ci auguriamo che scelte e le decisioni, conclude Lotto, «vengano prese sulla base delle esigenze dei territori e dei cittadini, non per ragioni di cassa o, peggio, di mero consenso».

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